Jun
24
2011

Il bambino del mercoledì che travolse Matrix

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Le premesse per una buona audience c’erano tutte: un pò di provocazione (avv. Bernardini De Pace), l’autorevolezza (avv. Gassani), l’equilibrio e la ragionevolezza (Timperi) e la mamma famosa (Lucarelli), ma chi ha visto la trasmissione non si aspettava certo che il ruolo da protagonista lo assumessero due ingredienti che lo chef di Matrix/Canale5 non aveva previsto: il “caso umano” (Schiavon) – il cui racconto ha spiazzato tutti e ha aperto uno squarcio insanabile tra ciò che la gente non sapeva, e ciò che adesso sa -, e le lacrime di Tiberio Timperi.

Chi aveva qualche dubbio sull’autenticità delle motivazioni del noto giornalista, impegnato sempre di più nella campagna di sensibilizzazione delle Istituzioni verso il vero affido condiviso, si è dovuto ricredere.

Durante il racconto del genitore/Schiavon, durante il quale si raccontava l’ultima telefonata intercorsa con il figlio (che mimava una segreteria telefonica, in preda alla più totale alienazione genitoriale) c’era una sola persona con le lacrime agli occhi, ed era Tiberio. A dire il vero, anche il conduttore era particolarmente scosso da quel racconto, dall’auto-analisi con cui era stato meditato per anni e dalla forza dirompente che solo la verità sa attribuire alle parole.

Chi ha vissuto un grande dolore sulla propria pelle non rimane mai freddo di fronte ad una storia così forte, anche se la sofferenza ha lasciato il posto alla ragionevolezza e alla determinazione a cambiare le cose. Le lacrime di Timperi non sono soltanto una testimonianza del dolore personale, ma il simbolo del pianto di tutti gli italiani che sbattono quotidianamente contro il muro di gomma della malagiustizia familiare.

Negli ultimi vent’anni abbiamo ascoltato spesso un utile refrain: cambiare si può. Grazie a questa consapevolezza è arrivata la legge sull’affido condiviso, che però non ha cambiato nulla nella pratica più becera dei tribunali civili. Però ha cambiato molte coscienze, e la commozione di Timperi ne rappresenta una bella fetta.

Adesso, di fronte a tanto dolore diffuso, è arrivato il momento di cambiare il refrain: cambiare si deve.

http://vimeo.com/30229908

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“IL BAMBINO DEL MERCOLEDÌ” di Gianluigi Schiavon

Il libro racconta una storia che colpisce allo stomaco. La storia è quella del piccolo Giò e del suo babbo separato, il Signor B.

Una vicenda di ordinaria e straordinaria ingiustizia, che trasforma la vita di un bambino in un percorso a ostacoli popolato di angeli e di demoni.

I primi, in questa guerra chiamata separazione, lo difendono, gli altri lo tormentano. Giò e il Signor B lottano per restare insieme. Scendono in campo anche magistrati e assistenti sociali capaci di azioni tanto efferate sulle spalle di un bambino in età da scuola materna, da riuscire a trasformare il suo rapporto con il padre in un vicolo cieco, talmente disseminato di trappole da rendere le loro visite un giallo.

Dalla notte della Vigilia di Natale, in cui il bambino fu strappato ai suoi regali e ai suoi affetti, fino agli incontri protetti, e al giorno in cui il piccolo Giò si vide improvvisamente e senza ragione negata la possibilità della consueta visita settimanale.

Assieme a tutto il resto.

E si ritrovò a protestare, e piangere, e fra le lacrime urlare: “Ma domani è mercoledì!”

Titolo : “Il bambino del mercoledì”
Autore : Gianluigi Schiavon
Editore : Giraldi Editore
Anno : 2008

Gianluigi Schiavon, nato a Padova, vive a Bologna. Giornalista de “Il Resto del Carlino”, ha lavorato anche a “La Repubblica”, “Il Gazzettino” e per varie riviste.
Per Giraldi ha pubblicato il romanzo “50 minuti. L’inganno nel cassetto”, surreale storia di un morto che continua a vedere e sentire ciò che accade intorno a lui.

fonte

Jun
17
2011

Uomini non sposatevi, o almeno prendete delle precauzioni

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Ci sono 130 mila separazioni e divorzi l’anno in Italia (in aumento) a fronte di 250 mila matrimoni (in diminuzione), capite bene che c’e’ un altissima probabilita’ che le cose vadano male, ma dovete capire anche un’altra cosa.

La stragrande maggioranza dei divorzi e’ richiesto dalle donne, sebbene il divorzio comporti un abbassamento del tenore di vita per ambedue i soggetti (rispetto alla situazione di vita famigliare) quelli che hanno decisamente la peggio sono gli uomini:

Una decisione presa da giovani rischia seriamente di rovinarvi la vita per sempre, evitate le kazzate cercate di pensare al futuro.

Se doveste prendere un aereo e sapete che la probabilita’ che l’aereo cada e’ vicina al 50% cosa fareste? Continuereste il viaggio o desistereste?

Evitare di sposarsi sarebbe decisamente auspicabile, se proprio non potete farne a meno prendete almeno tutte le precauzioni del caso.

Nel caso abbiate dei figli sappiate che ogni 7 minuti un papa’ viene allontanato dal nucleo famigliare, sara’ condannato a vedere per poche ore settimanali i suoi figli oppure in casi estremi non potra’ vederli per niente.

 

 

Ogni anno in Italia oltre 100 papa’ separati si tolgono la vita (2000 in Europa), molti altri semplicemente muoiono dentro.

Jun
9
2011

Salvate il soldato Ryan: uomini e donne in ruoli straordinariamente belli

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Che commuovono nella grandezza della loro memoria.

May
22
2011

La Spagna sta dicendo addio…

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… al sogno “socialista” durato 8 anni e che in un così breve periodo ha ridotto il paese a rischio default.

8 anni di governo improntato al femminismo radicale che, ben infiltrato a livello di potere, ha prodotto le ben note riforme quali nozze gay, aborto libero, divorzio breve condendo però il tutto con una disoccupazione da brividi.

Non contento, il pacifista Zapatero che lasciò l’Iraq sfidando l’ira di Bush, ora è in prima linea nell’attacco a Gheddafi.

Intanto monta la protesta degli “Indignatos“, i manifestanti che dallo scorso 15 maggio hanno avviato la loro protesta e che adesso occupano la piazza della Puerta del Sol a Madrid per protestare contro la disoccupazione e i partiti politici.

“Abbiamo deciso di restare almeno una settimana, fino a domenica prossima alle 12”, ha annunciato uno degli organizzatori del movimento di fronte all’assemblea generale, mentre una parte dei manifestanti chiedeva un’occupazione della piazza a tempo indeterminato.

La decisione arriva nel giorno in cui gli spagnoli, in tutto il paese, sono chiamati a votare per le elezioni regionali e amministrative, che dovrebbero rivelarsi una “batosta” per i socialisti al potere vista l’ondata di ribellione sociale contro la disoccupazioni e la crisi che scuotono il Paese.

I primi risultati si avranno in serata, attorno alle 22, a due ore dalla chiusura delle urne.

May
12
2011

Un punto di vista sui nuovi movimenti maschili politicamente trasversali. Le loro istanze viste da una donna.

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Maschi “selvatici” alla riscossa?

Uomini sempre più arrabbiati. Non per ragioni politiche, per la guerra in medioriente, per la crisi economica o per battaglie ideologiche di qualsiasi natura. Arrabbiati con le donne, che, raggiunta la parità (o quasi) nei diritti, puntano al sorpasso. Perché se le “régiure” del secolo scorso dettavano legge solo in casa, mentre nella vita pubblica lasciavano gli uomini liberi di fare, nell’epoca del post-femminismo le donne hanno debordato: sono uscite dalle cucine, sono entrate nel mondo del lavoro, nella politica, nella gestione della cosa pubblica, nei sacrari dell’arte e del sapere. E cominciano a dare fastidio. Loro, poveri uomini che per millenni non hanno dovuto preoccuparsi della rivalità con il femminile, lasciando le donne “al loro posto” – ossia a sfornare bambini ben legate ai fornelli – ora insorgono. Alcuni piagnucolando, altri sbraitando.

Un’onda di ritorno che il femminismo si è tirato addosso, forse meritatamente per alcuni suoi eccessi, e che sta diventando un fenomeno di una certa consistenza.

Negli ultimi anni in Italia, in effetti, sono nati diversi gruppi neo-maschilisti dalle più disparate forme, a rivendicare non si capisce bene quale perdita di diritto da parte del maschio. Alcuni moderati (come le varie associazioni di Padri Separati), altri più agguerriti.

Vediamo chi sono questi maschioni inselvatichiti, che cosa vogliono e in che misura hanno, persino, un po’ di ragione.

Una organizzazione tra le più estreme è quella dei Maschi Selvatici. Non sono affatto una leggenda metropolitana o una bufala da web: esistono veramente, sono già diverse migliaia e in rapida espansione. Hanno un sito ufficiale, alcuni blog, un forum e un fondatore/ispiratore, Claudio Risé, che sforna libri su libri rispolverando archetipi paternalistici in odore cristiano, misti a simbologie e credenze celtiche e “archetipi della Natura Incontaminata” alla Jean-Jacques Rousseau. Propongono persino un percorso pedagogico per la riaffermazione dell’Uomo Selvatico sul pianeta: il ritorno al ceffone contro le mollezze giovanili, il rilancio di una educazione militare e gerarchica fin dalla prima infanzia e la riaffermazione del marchio virile nella gestione della vita privata come in quella pubblica. Quel che fa il babbo è sempre ben fatto, titola uno dei loro percorsi formativi.

A prima vista e per i valori che affermano (con virile ardore, neanche a dirlo) sembrerebbero un gruppo di estremisti di destra di ispirazione cattolica, o una ulteriore radicalizzazione delle frange leghiste più estreme. Invece, confrontandomi con alcuni di loro su alcuni forum generalisti, ho avuto modo di scoprire che sono assolutamente trasversali: ai loro adepti non è richiesta alcuna appartenenza politica particolare.

Un aspetto, questo, che ancor più ci dà da pensare. Perché passi il movimento all’insegna dei valori di una certa destra (uno più uno meno, non fa gran differenza), ma che questa riscossa del maschio serpeggi a tutti i livelli comincia a diventare un fenomeno preoccupante, che evidenzia quanto meno un diffuso disagio di genere.

I Maschi Selvatici aprono il loro blog con il cavalleresco grido di battaglia:
“Se c’è qualcuno che ama le donne e vuole che il futuro sia ancora allietato, arricchito e consolato dalla loro bellezza e sconfinata incontrollabilità, SIAMO NOI”.

Dicono di lavorare per noi, insomma, a sostegno della donna.

Sì, ma di quale donna?

Quella nutrice, casalinga schiava e dedita al soddisfacimento del loro piacere – dicono i detrattori.  Quella “vera”, ancora capace di accoglienza, che sappia vivere la sua autentica natura, che non è di Grande Madre (perché quella è potente e fagocita tutto), ma di dolce sposa fedele – dicono loro.

Lamentano che la comunicazione mediatica sia in gran parte a favore della donna e dei valori femminili in genere, che la legislatura in campo civile finisca sempre per favorire madri-arpìe che strappano loro i figli e si fanno mantenere a vita, che la donna stessa si stia trasformando in una virago sterile in negazione di se stessa.

Tutte ragioni in parte fondate – prima su tutte, la legislazione in caso di separazione – su cui molti già riflettono, con toni tuttavia meno estremi.

I Maschi Selvatici no, loro paventano scenari drammatici e non hanno vergogna di assumere posizioni che li fanno assomigliare a macchiette come Omen di Raul Cremona, che urla ai quattro venti di “somatizzare” la schiacciante supremazia della donna, salvo poi tornare cucciolo buonino quando questa gli ordina di andare a comperare il pane. O come il machissimo ex grande-fratello Pasquale Laricchia, forse in lotta da sempre con il proprio cognome.

Loro ritengono che in pericolo sia addirittura la sopravvivenza della specie, e che dunque la scelta per un uomo, oggi, possa essere solo di tre tipi: o schierarsi al loro fianco per sventare la minaccia del predominio femminile, o diventare “uomini pentiti” (i traditori odiatissimi che sposano le cause femminili), o ancora peggio gay. Perché tra le altre caratteristiche, com’è prevedibile, i Maschi Selvatici sono omofobici da morire.

Lo scenario futuro che i Maschi Selvatici proiettano sullo sfondo delle loro paure è la delegittimazione totale dell’elemento maschile – come preconizzato dal (secondo loro) “pentito” Stefano Re nel suo FemDom, preludio all’estinzione del maschio -, a valle della confusione di caratteri che già si riscontra tra i generi. Un’estinzione che passerebbe attraverso la totale indipendenza della donna, una presunta femminile solidarietà tra Valchirie mirata alla distruzione del maschio (?) e la fecondazione assistita, quando non addirittura la clonazione umana, in grado di assicurare la continuità della specie anche senza l’intervento diretto di un uomo.

Quella del futuro, in poche parole, rischierebbe di diventare una specie di società di api, dove la procreazione, la cura della progenie ed il potere assoluto sarebbero affidati unicamente alle donne.

Uno scenario, possiamo capirlo, di vera e assoluta paranoia.

A guardarli bene, i Maschi Selvatici sembrano più che altro molto spaventati. Forse semplicemente più del dovuto. E se è vero che, come donna, sentir ancora parlare di siffatte posizioni maschiliste nel 2009 è quanto meno sconfortante e suscita rabbia (non sono dunque serviti a nulla decenni di lotta per affermarci semplicemente come individui?), non trovo comunque corretto dar loro addosso con il solito pretesto che devono essere per forza degli sfigati, secondo i soliti triti e ritriti assiomi. Come non trovo utile archiviarli come grottesco fenomeno di costume, o ancora arroccarsi su posizioni vetero-femministe che, tipi così, li metterebbero immediatamente sulla graticola – pur ammettendo che il primo istinto sarebbe quello.

Ritengo interessante piuttosto evidenziare questo fenomeno per provare a capire cosa, ancora, non funzioni nella comunicazione tra i generi. Perché se fenomeni del genere nascono e proliferano, qualcosa ancora non funziona – in modo, questo sì, davvero drammatico. E anche perché se la riscossa dei Maschi assume toni così accesi, deve essere vero che il mondo nel frattempo è cambiato e che la lunga lotta delle donne ha davvero spostato gli assetti, ricreando un nuovo equilibrio dove persino gli archetipi del maschile e femminile stanno cambiando. Per fortuna, dicono i più, purtroppo secondo i Maschi Selvatici.

 

http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/maschi-selvatici-alla-riscossa/56452?type=ModaArticolo

(Pubblicato il 11 febbraio 2009)

May
4
2011

Padri separati: per la bigenitorialità a vita

Number of View: 2260

La condizione dei padri separati è diventata una tra le più laceranti che un uomo possa sperimentare e la probabilità di andarvi incontro è in crescita costante. Decaduti dal rango di genitori, esiliati negli affetti, oggetto di ricatti e di umiliazioni e alla fine estromessi dal rapporto con i figli, vengono riguardati esclusivamente come erogatori di denaro. Le loro disperazioni, che talvolta finiscono in tragedie, si sommano allo smarrimento dei figli privati di quella relazione primaria e fondamentale. Tutto ciò deriva dal fatto che la madre detiene il potere autocratico sull’intera relazione padri/figli. A questo potere assoluto e incontrollato deve essere posto termine. L’affido condiviso, conquistato dai padri separati, nelle forme attuali non basta: deve mutare la valutazione sociale della priorità educativa materna, deve nascere la sanzione legale e morale contro ogni abuso ed ogni ricatto materno. I figli devono essere restituiti ai padri e i padri ai figli, dalla nascita e per sempre.

 

[Fonte uomini3000.it]

Apr
23
2011

Gli strumenti del conflitto nella guerra dei sessi

Number of View: 2803

Negli ultimi decenni abbiamo assistito all’affermazione delle donne nella nostra società, nella quale hanno compiuto enormi passi avanti in tutte le direzioni e in tutti i campi. Evento epocale di estrema rilevanza storico-sociale. Il femminismo rivendica a se stesso questo avanzamento ottenuto attraverso un duro e lungo conflitto combattuto contro gli uomini.

C‘è però qualcosa che non appare altrettanto evidente, ed è come sia stato possibile ottenere così tante conquiste sociali in così breve tempo, e quali siano stati i metodi che il femminismo ha adottato per portare avanti le sue battaglie e per ottenere le conquiste di cui si gloria.

Chi infatti si domandasse quali siano gli strumenti, potrebbe rimanere sorpreso: dove sono le armi? Chi le ha viste?

E’ un fatto che, nella sua lotta, il femminismo non ha usato né armi materiali (potere militare), né il potere politico (la poltrona), né quello finanziario (la borsa). Quali sono dunque gli strumenti e le armi impiegate per combattere la battaglia contro gli uomini?

Se non ha usato armi materiali, visibili (e questo è un fatto) deve aver fatto ricorso a quelle invisibili, a quelle che, non colpendo il corpo, colpiscono l’anima, la psiche.

Ora, gli strumenti a disposizione di chi voglia combattere in questa arena invisibile, ma nella quale si decidono le sorti di quella materiale e “reale”, non sono affatto sconosciuti. Si tratta infatti della colpevolizzazione, del biasimo, dell’intimidazione e della svalorizzazione.

La potenza della colpa (e del biasimo)

Non è affatto un mistero quale sia l’immensa potenza della colpa e quali effetti devastanti produca sulle persone. Ogni libro di psicologia insegna infatti che il ‘senso di colpa’ (al pari della vergogna) puo portare fino al voler desiderare la morte.

Si capisce allora perché una di queste armi sia stata la colpevolizzazione del genere maschile attraverso la reinterpretazione della storia, e quindi di tutto ciò che è ‘patrimonio storico degli uomini’, come manifestazione di un millenario sopruso, di una infinita prevaricazione, e di una “universale usurpazione” da parte maschile. Una completa revisione storica in chiave incriminatoria.

Si capisce allora perché tutta la cronaca, e tutto il presente, così come ogni guerra e devastazione, siano imputate a quella “cultura del dominio”, che sarebbe caratteristica specifica ed unica del genere maschile. Il ben noto “dogma centrale” della violenza di genere.

Si capisce perché tutti i torti subiti dalle donne migliaia di anni fa come a migliaia di chilometri di distanza in culture scomparse come in altre del tutto estranee alla nostra, vengano ripresentati ogni giorno per ricordare la colpa che deve essere espiata e la vergogna che deve essere subita dalle generazioni maschili presenti e future.

La storia è dunque la colpa di un intero genere, un delitto di cui i maschi sono eredi in quanto tali, un debito che tutti sono chiamati a saldare, per sempre, in quanto colpevoli di nascere maschi. (“La colpa di nascere maschio non è emendabile; tollerati saranno soltano coloro che rinnegheranno l’appartenenza al loro sesso”.)

Si capisce, quindi, anche perché al male “compiuto” dal genere maschile venga contrapposta l’immensità del bene di cui è capace quello femminile.

Al bellicismo maschile, il pacifismo femminile, alla violenza degli uni l’amore delle altre.

Da una simile revisione della storia ed interpretazione dei fatti gli uomini non possono che uscire intaccati in profondità nella loro autovalutazione morale, privati di valore e di prestigio di fronte al mondo, a se stessi, e ai loro figli.

L’intimidazione

L‘altra arma usata dal femminismo è quella della paura, ossia dell’insicurezza nelle relazioni affettive e fisiche con l’altro sesso, ottenuta eliminando progressivamente ogni certezza su ciò che è lecito e ciò che non lo è, codificando le leggi, inaudite, che pongono a carico degli accusati l’onere di provare la propria innocenza, come accade da tempo per le accuse di stupro e molestie sessuali, alle quali è stata tolta anche ogni definizione.

Ecco come si sono evolute le cose.

“L‘abuso era, in passato, il sesso strappato con la forza o le minacce, contro la manifesta opposizione da parte di una donna che non lo voleva e che sapeva di non volerlo.” Così era, oggi invece nessuno di questi tre caratteri ha più qualcosa a che vedere con l’abuso.

Dapprima il femminismo ha proclamato che l’uso della forza non era decisivo, che le minacce non sono più indispensabili per qualificare come crimine un rapporto. Il comportamento maschile perdeva quindi del tutto la sua importanza. Poi il femminismo ha proclamato che la mancata manifestazione di contrarietà non è sufficiente a garantire che vi sia consenso, in quanto la mancanza di diniego non prova alcun assenso. Sembrava allora che almeno il sì esplicito lo dovesse essere. Invece no, perché da ultimo, il femminismo proclamò che la sensazione femminile di volerlo e di averlo voluto non era prova sufficente a dimostrare che la volontà non fu violata giacché si deve intendere che in realtà era stata “carpita”.

Risultato di queste progressive ed inesorabili modifiche apportate alla definizione di violenza e abuso, è che oggi negli USA ogni rapporto consenziente tra un uomo ed una donna, fornisce a lei l’arma giuridica per poterlo incriminare di stupro, e a lui, l’onere di dimostrare il contrario. La dipendenza maschile radicale dalle “sensazioni” femminili. Questa è la stupefacente verità del nostro tempo.

La svalorizzazione

L‘ultima arma è stata quella della svalorizzazione degli attributi maschili, ottenuta grazie ad un’attenta rivisitazione del linguaggio, utilizzando i termini propriamente maschili e di nomi di parti del corpo come sinonimo di violenza, prevaricazione, sporcizia, degrado morale. Per contro, ovviamente, assegnando a quelli femminili, il significato di bellezza, valore, giustizia, etc. Da fallocratico a fallocentrico, da priapista a logofallico. “Maschio” è ormai denigratorio mentre impazza il “maschietto” irridente e canzonatorio.

La svalorizzazione, attraverso il linguaggio che è il mezzo principale col quale descriviamo il mondo e facciamo nostri i valori e le relazioni che vi intercorrono, ha il fine di inoculare costantemente e inconsciamente negli uomini l’autodisprezzo.

Questi sono stati e sono gli strumenti del conflitto mentre però le femministe da sempre giurano:

“Il nostro valore, la nostra volontà, il nostro coraggio sono state e sono le nostre armi!”

Chiara è ora la ragione per la quale invece non sono state mai rivelate giacché è evidente che non sono né onorevoli né gloriose, ed è oltremodo chiaro il motivo per il quale il femminismo nasconda alle sue attiviste (e coriferi) la natura di quelle armi, perché nessuno sia in grado di dire quali sono i veri strumenti con i quali gli uomini vengono colpiti.

L’ideologia che si denomina del rispetto, dell’empatia e dell’amore non può confessarlo neppure a se stessa perché perderebbe quella condizione di (falsa ma ben creduta) innocenza che è il fondamento della sua morale, e quindi della sua forza.

 

[Fonte uomini3000.it]
Apr
19
2011

Il femminismo è di destra o di sinistra?

Number of View: 5005

Andrea

Io sono di sinistra, e sono sempre stato antifemminista. Per chi non lo sapesse, un antifemminista è una persona convinta che nessuno debba essere considerato più stupido o più cattivo solo per il fatto di essere maschio.
Ho notato, comunque, che molti antifemministi sono persone di destra. Non tutte, ma molte sì. Il fatto è che io considero l’antifemminismo un atteggiamento fondamentalmente di sinistra, come mentalità. Eppure, tanta gente è antifemminista ma di destra; secondo voi perché?

Dettagli aggiuntivi

Ehm… Girella? “Atifemminismo” non significa “necessità di sentirsi superiore alla donna” ma “volontà di non essere discriminato in quanto uomo”… vabé, hai capito tutto di quello di cui stiamo parlando…

So già che mi accuseranno di aver dato i dieci punti all’utente che era d’accordo con me, ma voi a chi li avreste dati? All’utente che non aveva capito manco di cosa si stava parlando? A quello che, nel 2010, ancora crede che il femminismo consista nella rivendicazione della parità dei sessi (salvo poi postare domande come “ma gli uomini sono intelligenti?” e dare risposte come “E’ la cosa più sexy, un bel cervello. Ecco spiegato il motivo per cui al mondo ci sono mollte più donne sexy che uomini.”)? Per questo motivo…

Rick Miglior risposta – Scelta dal Richiedente

Io sono di sinistra, per lo più estrema, per cui credo semplicemente nell’uguaglianza, maschi, femmine, omosessuali, eterosessuali, e chi più né ha più né metta. Penso sia un ragionamento automatico per noi di sinistra, dato che non abbiamo gli occhi offuscati da sistemi gerarchici o quant’altro; non penso comunque che riguardi tanto la politica, qualunque uomo si infastidirebbe vedendo un gruppo di donne esaltarsi dicendo che loro sono ‘superiori’, anche perché è una bella cavolata.
In ogni caso, siamo arrivati ad una società in cui si capisce ben poco, ormai se ne vede di ogni, l’importante è che tu rimanga fermo e convinto dei tuoi ideali.

Andrea Valutazione dell’utente

[continua da sopra] …decido di scegliere come miglior risposta questa, perché è stata data con lucidità, coerenza, attinenza alla domanda e (cosa che non guasta mai) anche con una padronanza di grammatica e sintassi sopra la media del sito.

[Fonte http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20100305115415AAGjMoj]

Apr
15
2011

Una Nuova Alleanza

Number of View: 1878

*

C’è chi afferma che la lacerazione tra i Due è diventata irreversibile e che ciascuno deve ormai esser lasciato andare per la sua strada.

Strada che ha però come unica destinazione la rovina di entrambi. Noi non gettiamo la spugna perché la stagione del rancore non può durare per sempre.

Noi vogliamo che si stipuli una Nuova Alleanza rispondente alle condizioni collettive del nuovo millennio, fondata sulle verità naturali e arricchita dalle esperienze storiche e dalle acquisizioni della cultura universale.

La relazione tra uomini e donne sarà sempre complessa e difficile nondimeno può e deve tornare ad essere la pagina più affascinante della vita. E’ questo che vogliamo e per questo siamo in azione.

[Fonte uomini3000.it]

Apr
15
2011

Abolire i Comitati “Pari Opportunità”

Number of View: 3034

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Comitati, Commissioni e Ministeri delle c.d. “Pari Opportunità” portano un nome mistificatorio che ne nasconde natura e scopi. Pur composti di sole donne, sulla base di un’impossibile oggettività pretendono di farsi tutori delle prerogative e dei diritti universali. Deve essere posto termine a questo inganno attraverso l’immediata modifica della loro ingannevole denominazione. Deve essere assegnato loro il nome di “Comitati degli interessi e dei poteri femminili” premessa alla costituzione di pari organismi maschili e quindi alla pronta abolizione di ogni istituzione creata per la guerra di un Genere contro l’altro.

[Fonte uomini3000.it]